Arriva la doccia fredda dopo la grande euforia

Lug 25, 2020

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    Finita l’euforia è arrivata presto la doccia fredda. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha lanciato ieri l’allarme sul rischio che, a breve, le casse dello Stato italiano possano rimanere vuote. Questo significa che il Governo corre il rischio, tra qualche settimana, di non avere più denaro da dare alle imprese, alle famiglie e al finanziamento della cassa integrazione; nella speranza di non arrivare al punto in cui non ne disponga più nemmeno per poter pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni degli italiani. Forse le tinte sono un po’ troppo fosche, e ne comprendiamo anche la ragione, ma questi sono i pericoli che si corrono quando uno Stato entra in crisi di liquidità come quella che ha denunciato il nostro ministro dell’Economia e delle finanze. Lo Stato, dunque, ha bisogno di risorse. Per raccoglierle, è pronto a varare nei prossimi giorni un altro discostamento di almeno 25 miliardi di euro, che porterà l’ammontare complessivo dei discostamenti dovuti alla manovra alla cifra monstre di 100 miliardi di euro per il 2020, valore questo che noi avevamo previsto già alcuni mesi fa e su cui il Governo non ha voluto seguirci, col risultato che adesso ci si trova con l’acqua alla gola e in mezzo a un mare di guai proprio per non aver voluto fare quel front-loading già dalla primavera, che avrebbe consentito una gestione meno angosciante e angosciata degli interventi straordinari sull’economia italiana.
    Sia come sia, ormai navighiamo a un livello di deficit dell’11,9% rispetto al Pil, con una caduta record del nostro Pil pari al -12,8% come ha previsto il Fondo Monetario Internazionale e con un debito pubblico, che già ha superato la soglia record di 2.500 miliardi di euro, pari al 170%, sempre per il Fondo Monetario. Insomma, abbiamo la peggior decrescita, il peggior deficit e il peggior debito. Ma a guardare in faccia alla realtà, un conto è però approvare uno scostamento, un altro trovare soldi veri. Fallito in gran parte il costoso tentativo di prendere le risorse dai risparmi delle famiglie italiane, attraverso l’«oro alla patria» dei BTP Italia e dei Futura bond, il Tesoro si trova costretto a trovare strade alternative di finanziamento, che siano di facile acquisizione e di accettabile costo.
    Da questo punto di vista, tutti i fondi europei (SURE, BEI, Next Generation UE) saranno come la manna dal cielo, a partire dai grants (sovvenzioni a fondo perduto). Purtroppo per l’Italia, però, non saranno disponibili subito. Il piano d’intervento approvato dal Consiglio Europeo del 17 luglio, infatti, dovrà prima essere approvato dai singoli parlamenti nazionali, e solo dopo la Commissione potrà iniziare ad erogare le relative risorse. Non prima dell’aprile 2021 però. Con condizioni che, anche in questo caso, non saranno tanto facili per il nostro paese. Infatti, degli oltre 200 miliardi di euro del piano per l’Italia, l’accordo raggiunto prevede che prima uno Stato debba spendere tutti i grants (81 miliardi circa per l’Italia), e soltanto una volta esauriti questi, utilizzati per gli investimenti previsti, possa chiedere i loans, ovvero i prestiti (per l’Italia 128 miliardi). In assenza di «risorse ponte» (bridge) da subito per il 2020, da agosto-settembre in poi non ci sarà nessun’altra fonte di finanziamento immediato se non la linea di credito speciale del MES, a costo zero, che garantirebbe all’Italia 37 miliardi di euro, di liquidità immediata, finalizzati all’investimento più necessario di tutti, ovvero a quelli per la sanità.
    Investimenti indispensabili, improcrastinabili, da realizzare subito per evitare che il nostro sistema sanitario si faccia trovare impreparato a una possibile ripresa della pandemia. Investimenti che, come quantificato dal ministro Speranza, ammonterebbero almeno a 20 miliardi di euro tra 2020 e 2021, per poi toccare tutti e 37 miliardi messi a disposizione dal MES entro il triennio. Ecco, per finanziare questi investimenti le uniche risorse disponibili attualmente sono soltanto quelle del MES. Per questo motivo, è bene che il Governo metta da parte i suoi inutili mal di pancia ideologici, e consulti invece il calendario e, soprattutto, monitori i conti del Tesoro. Occorre liquidità per finanziare tutte le misure precauzionali, di tutela della salute degli italiani.
    Altra strada non c’è che accedere seriamente, consapevolmente, responsabilmente alle risorse del MES. Nessuno capirebbe un atteggiamento diverso, né in Italia, né in Europa. Non lo capirebbero, soprattutto, i mercati finanziari. È solo questione, lo ripetiamo, di responsabilità e di buon senso.



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