Cosa c’è dietro l’ennesimo scontro tra i conservatori e il Papa

Gen 20, 2019

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    Papa Francesco e i cardinali conservatori si trovano di nuovo su barricate opposte. Ecco perché il “fronte tradizionalista” sta alzando il tiro.

    Qualcuno avrebbe potuto pensare che lo scontro tra papa Francesco e il fronte conservatore fosse finito: non è così.

    Le polemiche in corso lo dimostrano in maniera pacifica. L’ultima grande querelle aveva riguardato il memorandum di undici pagine stilato da mons. Carlo Maria Viganò; quello in cui l’ex nunzio apostolico aveva accusato il pontefice argentino di avere da tempo contezza dei comportamenti dell’ex cardinal McCarrick. Tutto lascia pensare che il prossimo “campo di battaglia”, per così dire, possa essere il summit straordinario che Bergoglio ha convocato per febbraio in Vaticano, dove tutti gli episcopati del mondo discuteranno di prevenzione degli abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili.

    Sono gli strascichi del caso Viganò, ma ci sono anche questioni nuove. Il Santo Padre ha individuato nel “clericalismo” la causa degli scandali legati alla pedofilia. Per alcuni cardinali conservatori, però, Francesco sembra non voler affrontare quello che sarebbe il vero problema: la diffusione di “atti omosessuali” tra i membri clero cattolico. Tornano, così, a essere pubblicate le liste degli oppositori del pontefice argentino. Come ha fatto questa mattina La Verità.

    A sostenere questa posizione, quella per cui la fonte del drammatico quadro emerso in questi mesi, quello inerente la pedofilia nella Chiesa cattolica, sarebbe riconducibile agli “atti omosessuali“, quindi alla selezione delle persone da far entrare in seminario e non al “clericalismo”, sono coloro che avevano già criticato il vescovo di Roma ai tempi di Amoris Laetitia: il cardinale Raymond Leo Burke, secondo cui la risposta del papa sugli abusi “crea più confusione che mai”, il cardinale Mueller, stando al quale questo “clericalismo”, con gli abusi, non c’entra niente, il cardinale Brandmueller, ma pure ecclesiastici minoritari. Lo scontro ha radici antiche.

    Il non detto è ben rappresentato dal fatto che la filiera progressista statunitense, quella di cui farebbero parte McCarrick e Wuerl, per citarne solo alcuni, sarebbe la principale responsabile di questa “crisi di credibilità”. Ma i firmatari dei dubia non sono isolati e all’elencazione vale sempre la pena aggiungere il cardinale Robert Sarah, che potrebbe non essere contento della soppressione dell’Ecclesia Dei, il cardinale Francis Arinze, che è un altro africano conservatore, e il cardinal O’Brien, che sarebbe il più vicino – politicamente – a Donald Trump. La battaglia, come sempre, interessa questioni dottrinali, ma sfiora pure l’ambito politico. Quasi come se “fronte tradizionalista” e “fronte populista” coincidessero. Il Giornale.it

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