Diciotti, ritrovati 16 migranti L’ong ammette: “Sono da noi”

Set 7, 2018

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    La Digos preleva alcuni ragazzi dal Baobab di Roma. L’associazione: “Impediremo che li riportino a Rocca di Papa”.

    La polizia cerca i 50 migranti della Diciotti spariti nel trasferimento dal porto di Catania alle diocesi che hanno accettato di accoglierli. Migranti che potrebbero essersi mescolati agli altri richiedenti asilo.

    Così questa mattina la Digos si è presentata al presidio di piazzale Maslax di Roma, dove alcuni ospiti dell’associazione Baobab erano in coda per essere visitati dagli operatori di Medici senza frontiere, e hanno prelevato 16 ragazzi per controlli.

    I giovani sono stati portato in un ufficio immigrazione. Ora lo staff legale di Baobab sta cercando di impedire che vengano riportati a Rocca di Papa. L’associazione ammette infatti su Facebook che “donne, uomini, bambini e minori non accompagnati migranti della nave Diciotti sono passati in questi giorni dal campo informale di Baobab Experience”, ma sostiene che “ancora non si sa se questi ragazzi erano effettivamente sulla nave, in quanto la polizia ha costretto a far salire sul bus le prime persone che si è trovata davanti”.

    La conferma arriva però dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, secondo cui i sedici fermati “sono tutti scesi dalla Diciotti” e ora “rifiutano l’aiuto e pretendono di circolare senza documenti e senza rendere conto di nulla”.

    “Non abbiamo niente da nascondere e, come ci ricorda la Caritas, non stiamo parlando né di fuggitivi né di ricercati”, sostengono da Baobab, “Come i migranti della Diciotti e i tanti salvati in mare, come quelli delle imbarcazioni di fortuna che riescono ad arrivare sulle nostre coste, ne abbiamo incontrati a decine di migliaia negli ultimi tre anni. Sono migranti “in transito”, l’Italia non è la loro meta ma una tappa del loro viaggio verso il ricongiungimento con parenti e la speranza di una vita migliore. Scappano da guerre, dittature, terrorismo, cambiamenti climatici, fame e povertà; partono a malincuore, sapendo di dover affrontare un viaggio rischioso, fatto di violenza, privazioni, torture e spesso morte. Non abbiamo ritenuto rendere pubblica la loro sosta al nostro campo per proteggerli“.

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