È già flop il voto agli immigrati: sinistra a dieta per lo ius soli

Ott 6, 2017

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    Il costituzionalista Caravita: “Senza cittadinanza non si è elettori”. Delrio: “Non c’è maggioranza? Amen…”

    Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età».

    L’articolo 48 della nostra Costituzione è chiaro: per votare occorre essere cittadini, come conferma il costituzionalista Beniamino Caravita. «A prescindere da ogni valutazione sulla opportunità del riconoscimento della cittadinanza secondo formule più ampie – osserva l’esperto-, il voto nelle elezioni politiche nazionali è indissolubilmente legato alla cittadinanza italiana».

    Ed è l’azzurro Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, a ricordare come l’appello dei 176 parlamentari per assegnare il voto a tutti gli stranieri residenti sia soltanto l’ultimo di una lunga serie di tentativi che si sono sempre infranti contro l’ostacolo insormontabile del dettato costituzionale. Anche l’ultimo, assicura, è destinato a fallire. «Era il ’98 e il Parlamento affrontava la riforma della legge sull’immigrazione quella che poi si chiamerà Turco-Napolitano – ricorda Gasparri -. Inizialmente nel testo era previsto anche il diritto di voto alle amministrative per gli stranieri». Gasparri ingaggiò una personale battaglia contro il potente Giorgio Napolitano, ministro dell’Interno e firmatario della legge insieme a Livia Turco, ministro della Salute, per cancellare quella norma contraria alla nostra Carta. «La nostra Costituzione è chiarissima: distingue in modo netto i diritti della persona dai diritti del cittadino – insiste Gasparri -. La libertà personale è inviolabile per tutti. Il diritto al salute è garantito a tutte le persone. Il diritto di voto invece spetta soltanto ai cittadini». Gasparri la spuntò, la Costituzione era dalla sua parte, e Napolitano si arrese, stralciando la norma dal testo, poi approvato con diverse modifiche.

    Un altro tentativo venne intrapreso durante il governo Prodi del 2008, quando i ministri dell’Interno, Giuliano Amato e della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrara, tentarono di riformare la Bossi Fini, introducendo il diritto di voto per gli immigrati in Italia da almeno cinque anni, come vuole la Convenzione di Strasburgo del ’92. Convenzione ampiamente disattesa mentre il diritto di voto ai comunitari residenti da almeno 5 anni in un paese straniero è riconosciuto in tutta la Ue. Ma Gasparri critica anche l’iniziativa di molti esponenti di sinistra che hanno aderito ad un simbolico digiuno per sostenere l’approvazione della legge sullo Ius soli impantanata al Senato. «Una pagliacciata: fanno un giorno di dieta e lo spacciano per digiuno – dice Gasparri -. Se Delrio vuole fare un gesto forte allora si dimetta da ministro». E mentre al digiuno a staffetta aderiscono in tanti compreso il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il viceministro Mario Giro, il ministro Delrio spiega che crede in questa battaglia come «cittadino» ma aggiunge che se sullo ius soli «non ci sarà la maggioranza in parlamento: Amen». Insomma nessuno rinuncerà alla poltrona per difendere il diritto di voto degli immigrati. Il Giornale.it

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