Egitto, spari contro convoglio di bus di cristiani copti: “35 morti”

Mag 26, 2017

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    Dieci uomini armati di mitragliatrici hanno intercettato i mezzi, diretti ad un monastero locale, aprendo il fuoco sui passeggeri mentre uno di loro filmava il massacro. Decine i feriti. Il presidente Al-Sisi convoca comitato di sicurezza. È l’ultimo di una lunga serie di attacchi contro la minoranza copta.

    ATTACCO ARMATO a un convoglio di autobus che trasportava cristiani copti a Menyah, a 250 Km a sud dal Cairo. Un commando di dieci uomini armati di mitragliatrici e con addosso divise militari ha bloccato il mezzo, salendo a bordo e aprendo il fuoco sui passeggeri. Secondo quanto scritto da un testimone su Twitter, uno degli assalitori ha anche filmato il massacro.

    Al momento il bilancio dell’attacco è di 35 morti, secondo quanto riferito su Twitter dall’ex portavoce della chiesa copta ortodossa, Anaba Ermya. Tra le vittime anche molti bambini. Il portavoce del ministero della Salute, Khaled Megahed, ha invece parlato di almeno 25 morti e 27 persone ferite. Ma il bilancio è in continuo aggiornamento.

    A seguito dell’attacco, il presidente egiziano Abdul Fattah al-Sisi ha convocato una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza. Intanto, le forze speciali egiziane hanno bloccato tutti punti d’ingresso e di uscita da Menyah, per impedire al commando di fuggire.

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    Al momento non è arrivata alcuna rivendicazione. Gli assalitori sarebbero arrivati a bordo di tre automobili. I bus con a bordo i cristiani copti erano due: sul primo viaggiavano i bambini, mentre sul secondo c’erano a bordo donne e uomini. Insieme ai due pullman viaggiava anche un mezzo del monastero. Si dirigevano al monastero di Anba Samuel, sulla rotta desertica a ovest dell’Alto Egitto. I feriti sono stati trasportati presso l’ospedale di Maghagha, sito nella stessa provincia di Menyah. Alcuni di essi sarebbero gravi.

    Le reazioni.  Per Ahmad al-Tayyib, il grande Imam di Al-Azhar (la massima istituzione dell’islam sunnita con sede al Cairo), si tratta di un attentato “inaccettabile”, che “mira a danneggiare la stabilità dell’Egitto” e condannato da “ogni musulmano e ogni cristiano”. Duro anche il portavoce della Chiesa cattolica copta, padre Rafiq Grech: “È un crimine ignobile – ha detto – perché i terroristi hanno ucciso civili innocenti, non armati, che erano diretti al monastero, in una sorta di pellegrinaggio religioso. Non stavano andando in guerra, o a uccidere, non portavano armi”. Un attacco avvenuto il giorno prima del Ramadan, un periodo in cui “è vietata la guerra mentre loro, i terroristi, hanno ucciso degli innocenti”, ha sottolineato il portavoce.

    L’ultima minaccia dell’Isis. Tre settimane fa la minoranza copta, da tempo nel mirino dei jihadisti in Egitto, era stata minacciata da un leader anonimo del sedicente Stato islamico. In un’intervista anonima pubblicata dal settimanale dell’Is “Al-Naba”, i musulmani erano stati avvertiti di non avvicinarsi a raduni di fedeli cristiani, oltre che a sedi governative, militari o della polizia, indicandoli come “obiettivi legittimi” da colpire.

    Una lunga serie di attacchi. Quello di oggi non è il primo attacco subito dalla comunità copta in Egitto. Un’ondata di violenza aumentata in particolare dopo la destituzione, nel luglio 2013, del presidente islamico Mohamed Morsi. L’ultimo attentato in ordine di tempo si è verificato il 9 aprile scorso, a poche settimane dalla visita ufficiale del Papa in Egitto. Nella Domenica delle Palme, infatti, due chiese copte egiziane (a Tanta e ad Alessandria) sono state colpite a distanza di poche ore da un doppio attentato, che ha causato 44 morti e più di cento feriti. In quell’occasione il presidente Al-Sisi ha dichiarato lo stato di emergenza per 3 mesi, formalmente ancora in vigore.

    L’11 dicembre 2016, un kamikaze di 22 anni si è fatto esplodere nel complesso della cattedrale di San Marco, nel quartiere di Abbasseya, al Cairo, uccidendo 27 persone. L’Isis rivendicò l’attentato. Si è trattato dell’attacco più sanguinoso avvenuto dal primo gennaio 2011 contro la minoranza copta.

    Quasi un anno prima, il 15 febbraio 2015, un video diffuso dall’Isis mostrò la decapitazione di 21 egiziani copti, rapiti in Libia. Il Cairo rispose con una serie di raid aerei che colpirono campi di addestramento e depositi di armi dello Stato islamico nel Paese nordafricano.

    Nell’ottobre 2013 una chiesa a Warraq fu teatro di un’irruzione di sospetti islamisti, che spararono contro un un religioso, una donna e due ragazze, uccidendoli. Ad agosto dello stesso anno circa 40 chiese copte vennero distrutte, a seguito della strage di sostenitori dell’allora presidente Morsi al Cairo.

    Il 2011 viene invece ricordato come l’anno del “massacro di Maspero”: il 9 ottobre, in seguito agli scontri tra i circa duemila copti che manifestavano vicino alla sede della tv di Stato contro la demolizione di una chiesa nella provincia di Aswan e le forze di sicurezza, morirono 36 persone, in gran parte copti. Il 2011 era iniziato nel sangue anche ad Alessandria, a causa dell’esplosione di un’autobomba davanti ad una chiesa, al termine della messa notturna di Capodanno. Secondo il governo si trattò di un attacco suicida, che costò la vita a 21 persone.  La Repubblica.it

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