“Hanno sbagliato a non intervenire: si sarebbe formato un altro collegio”

Lug 24, 2020

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    Roma. «Hanno sbagliato i giudici della Cassazione che non rivelarono quel che successe nel 2013 in camera di consiglio, sempre se davvero i fatti sono andati così. Perché così c’è una prospettiva di reati commessi e non denunciati e di illeciti disciplinari commessi e non segnalati».

    L’avvocato cassazionista Alessio Lanzi, docente di diritto penale a Milano e laico del Csm(Fi), ci va con i piedi di piombo ma la sua conclusione è questa.

    Professore, dunque se fosse vera la ricostruzione di «Repubblica», i componenti della sezione Feriale avrebbero dovuto denunciare il collega Franco che aveva cercato di registrare la discussione?

    «Il comportamento di uno dei consiglieri che, in camera di consiglio, capta la conversazione all’insaputa degli altri, senz’altro comporta due illeciti disciplinari: comportamento scorretto nei confronti di colleghi e violazione del dovere di riservatezza, perché si ipotizza che voglia divulgare la registrazione. Questo dev’essere denunciato alla procura generale della Cassazione o al ministero della Giustizia, titolari dell’azione disciplinare. Inoltre, se appunto Franco registrava per rivelare in seguito un segreto d’ufficio, il suo tentativo comportava un reato e la prospettiva di turbata regolarità di un ufficio e di un servizio pubblico. Non averlo segnalato può prevedere, per chi ha nascosto l’accaduto, il reato di omessa denuncia, rendendolo complice di quel che faceva il giudice».

    Oggi, però, Franco è morto e gli altri si trincerano dietro il segreto della camera di consiglio: ma questo non dovrebbe riguardare solo la decisione processuale e non i fatti che si svolgono intorno?

    «È uno scudo dietro al quale oggi si possono riparare, anche perché la situazione è molto fumosa, ma non segnalare all’epoca è stato grave. Che fine ha fatto il telefonino di Franco? Chi ha appurato, se lo ha fatto, che non era stato trasmesso nulla fuori, violando appunto il segreto? Tutto questo doveva essere accertato allora».

    E che conseguenze avrebbe avuto sul processo?

    «Probabilmente, sarebbe saltato tutto e si sarebbe dovuto formare un altro collegio. Ma tutto è avvenuto in uno scenario di anomalia giuridica culminati in una sentenza fuori dalle regole del diritto e probabilmente questa è la motivazione per cui Franco voleva registrare».

    A questo punto, qualcuno dovrebbe indagare per accertare i fatti?

    «Può essere materiale per una commissione d’inchiesta, ma ormai i reati sono prescritti o siamo proprio al limite, Franco è morto e gli altri non sono perseguibili perché anche gli illeciti disciplinari sono decaduti. Mi sembra gravissimo, in particolare, che dopo aver taciuto su un fatto così grave uno di questi giudici, Aprile, si sia anche candidato al Csm e ne abbia fatto parte, mantenendo il silenzio».



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