Il Pd impari le buone maniere

Nel ghigno di Veronica Proserpio c’è tutta la superiorità morale della sinistra. Solo loro possono sentirsi tanto intoccabili da scadere nell’insulto e sentirsi degli eroi per averlo fatto, come se infangare l’avversario (anche in modo bieco) rientri nei loro doveri morali. Tanto che viene derubricata a “bravata” l’incursione della vice sindaco piddì che avvicinatasi a Matteo Salvini, mentre se ne stava tranquillo sotto l’ombrellone di Milano Marittima, se ne esce con “Rovini il nome di questa città” e se ne va via. Nel frattempo un suo sodale riprende l’accaduto e il video finisce sui social con tanto di dida boriosa: “Non ce l’ho proprio fatta. Mi avvicino sorridendo al cazzaro verde e gli dico di vergognarsi per le sue esternazioni…” (guarda il video).

La Proserpio è un’esponente del Partito democratico. A Proserpio, paesino di meno di mille abitanti in provincia di Como, è stata eletta come vice sindaco. Ha una carica istituzionale, dunque. Dovrebbe essere un esempio per i suoi cittadini e, perché no?, anche per tutti gli altri. E invece non lo è. E quel che è peggio è che questa maleducazione non desta più scandalo. Come siamo arrivati a questo punto? Sia chiaro: il dissenso è giusto e deve essere esternato, ma deve essere teso al confronto. Quello andato in scena sulla spiaggia di Milano Marittima è una baracconata degna di un bambino delle elementari. L’intento è chiaro sin dall’inizio. Altrimenti la piddina non avrebbe chiesto di farsi filmare. Chissà come l’ha pensata? Di sicuro si credeva una super eroina. Altrimenti non avrebbe nemmeno avuto il coraggio di spammare sui social una immagine di sé tanto decadente. Se avesse voluto il confronto, sarebbe andata da Salvini e gli avrebbe detto, anche in modo schietto, cosa non le andava giù della narrazione leghista. Il Capitano avrebbe poi risposto per le rime. Magari si sarebbero pure accesi un po’ i toni, come accade quando parli di politica (o di calcio) sotto l’ombrellone o al bar. Sicuramente, i due sarebbero rimasti sulle proprie posizioni e magari, mi piace pensarlo, al termine del battibecco si sarebbero salutati con una stretta di mano, certi entrambi di essere in politica per fare del bene per il Paese.

Così non è stato.

“Rovini il nome di questa città”, si è limitata a dirgli. E se la rideva. Era tronfia in viso per averlo fatto. Una brutta scena, lo ripeto. Come è molto brutto quel “cazzaro verde” su Facebook. L’epiteto, coniato da Andrea Scanzi per vendere il libro che ha scritto e fare la guerra al leghista sui social, (s)qualifica ulteriormente la dem che così facendo appare non solo del tutto priva di contenuti ma anche parecchio maleducata. È l’effetto della politica trasformata in reality. Salvini, che in questo genere di situazioni ci sguazza e spesso le cavalca (come lo scivolone con il presunto spacciatore di Bologna), non si è fatto troppi problemi a liquidarla con una battuta pronta: “Fatti un bagno che ti rilassi”. Resta, comunque, l’amarezza. Perché difficilmente la sinistra capirà che è la sua supposta superiorità morale a rovinare il nome non di una singola città di mare, ma di tutto il Paese.



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