Migranti, schiaffo dell’Europa: “Sbarchino soltanto in Italia”

Lug 6, 2017

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    Nonostante i proclami di Minniti, l’Ue ci lascia soli. Dalla Germania al Belgio, fronte unito contro il piano del Viminale

    Dov’è finita la “piena intesa” raggiunta a Parigi sul piano di Minniti e la proposta di far sbarcare i migranti anche in altri porti oltre a quelli italiani? Domenica sera al vertice col ministro italiano hanno partecipato quello francese, quello tedesco e il commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos.

    A loro Minniti aveva spiegato per filo e per segno le proposte che avrebbe portato oggi sul tavolo del consiglio informale dei ministri degli Interni dell’Ue a Tallinn, in Estonia. E sembrava certo che l’Europa avesse capito l’importanza di non lasciare l’Italia da sola ad affrontare l’emergenza migranti. Eppure, uno a uno i Paesi che avevano partecipato al vertice di Parigi si sono sfilati, innescando un fronte comune contro la proposta italiana.

    Dopo la Francia – che aveva scoperto le carte già all’indomani dell’incontro – ora a guidare il “no” è la Germania. “No alla regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”, ha detto oggi il ministro tedesco Thomas de Maiziere. Così come lo stesso Avramopoulos, secondo cui la missione Frontex “Triton” non si può cambiare: “Ha già un mandato ben definito”, ha detto, “Si tratta di migliorare l’attuazione di quanto già deciso (cioè di portare i migranti in Italia, ndr). Fa già un lavoro molto buono”.

    E mentre la Spagna ribadisce di voler dare aiuto all’Italia, ma che i porti spagnoli “sono sottoposti ad una pressione importante nel Mediterraneo occidentale”, anche i paesi del Benelux (BelgioOlanda e Lussemburgo) si schierano per il no all’apertura di altri porti perché “non sarebbe una soluzione”.

    L’apertura di altri porti Ue non era in discussione, perché non era la sede giusta“, minimizza Marco Minniti, “Sapete che abbiamo mandato una lettera alla sede formale che ne deve discutere, che è Frontex dove discuteremo la prossima settimana. È evidente che su questo punto ci sono posizioni contrastanti. L’Italia ha un suo punto di vista, altri Paesi hanno un loro punto di vista, come è giusto. Discuteremo, legittimamente e anche con la necessaria fermezza“. Inoltre ha rassicurato che sugli altri punti – fondi alla Libia perché blocchi i flussi, rimpatri e codice di condotta per le ong – il parere è stato “quasi unanime”.

    Il comunicato finale si può però sintetizzare con una frase: tutti preoccupati per l’emergenza, nessuno è disposto a fare nulla concretamente. “La situazione nel Mediterraneo centrale e la risultante pressione sull’Italia è una grande preoccupazione per tutti gli Stati”, dicono in ministri dell’Ue, sottolineando di aver raggiunto un accordo sulla necessità di “accelerare” sulla crisi migratoria, tramite una “azione urgente” di “solidarietà e responsabilità” verso i Paesi più colpiti dagli sbarchi. Come? Aumentando “l’impegno con la Libia e gli altri principali paesi terzi” e regolamentando le operazioni delle organizzazioni non governative. Certo, nella dichiarazione c’è un accenno alla “riunione convocata per la prossima settimana” da Fronte per discutere dell’operazione Triton, ma la strada che porta all’apertura di altri porti oltre a quelli italiani sembra ancora in salita.

    Il Giornale.it