Nuvole nere su casa Boschi a tre mesi dal voto

Dic 14, 2017

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    Parafrasando Ennio Flaiano «la situazione politica è grave ma non è seria». In verità un tantinello seria è per la famiglia Boschi, se la figliola prodigio, Maria Elena, nutre ancora velleità istituzionali.

    La situazione per la sottosegretaria non si mette bene in vista del voto. «Qui ad Arezzo per loro sarà un problema – commenta un avvocato della città – perché sono percepiti come coloro che hanno partecipato alla truffa dei risparmiatori. Infatti la Boschi sarà candidata in un altro collegio. Anche se in questa città chi è ben informato ed in buona fede sa benissimo che Banca Etruria è stata distrutta in modo trasversale». Qualcuno dice che la Boschi starebbe pensando di candidarsi addirittura in Trentino, a 500 chilometri da Laterina. Nel Pd c’è molto imbarazzo e c’è chi ostacola la sua rielezione. «Mi dicono i comitati – spiega Letizia Giorgianni dell’Associazione Vittime del Salvabanche – che lei ha problemi a candidarsi nei collegi. Il Pd non la vuole più».

    Insomma, le nubi che si addensano all’orizzonte sono molte e sono anche parecchio nere. Non solo per le pressioni che la Boschi avrebbe mosso nei confronti dell’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni il 4 novembre 2014, affinché acquisisse la popolare aretina (da notare bene che papà Pier Luigi era diventato uno dei due vicepresidenti solo nel maggio di quell’anno, assieme a Lorenzo Rosi), confermate a il Giornale proprio da uno degli studi legali fiduciari di Unicredit. Non soltanto per le nove società che fanno riferimento a babbo Boschi e che hanno ricevuto 10 milioni di euro di finanziamenti a fondo perduto da Banca Etruria mentre il padre di «Mariaele» era consigliere della banca: la cooperativa Zootecnica del Pratomagno, dove Boschi era consigliere che ha avuto 253mila euro da Etruria; l’Immobiliare Casabianca, dove Boschi è azionista e consigliere e che ha preso qualche migliaia di euro. La Valdarno Superiore, dove Boschi è stato consigliere e presidente per crediti ben più grandi; la società agricola La Treggiaia, della quale Boschi era a capo e che ha lasciato un chiodo di 250mila euro; la M.e. Spa, una società che ha affidi con Etruria per 3,2 milioni di euro e dove figura una pratica cointestata alla società e a Boschi padre.

    Poi ieri dal Corriere della Sera spunta un dettaglio fondamentale proprio sulla posizione di Pier Luigi che inquina ancora di più le maldestre indagini portate avanti dal procuratore di Arezzo, Roberto Rossi. Nell’audizione in commissione banche del 30 novembre scorso, il magistrato negò che Boschi fosse sotto indagine. Invece adesso si scopre che c’è stata una proroga delle indagini per bancarotta fraudolenta richiesta il 28 settembre e accolta dal gip il 28 novembre, due giorni prima che Rossi si presentasse in commissione e di cui non fece cenno. Si aggravano poi la posizione di Boschi per l’accusa di «falso in prospetto» che lo vede tra gli indagati e del quale Rossi non parlò. Ecco perché dalla commissione è partita una nuova richiesta di chiarimenti per Rossi.

    Forti temporali in arrivo.

    Il Giornale.it