Stilista trovata impiccata nel parco. La nuova perizia: “È stata uccisa”

Dic 14, 2018

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    Le consulenze tecniche sul cadavere: “Morta in pochi secondi”.

    Milano – Continua il rimpallo di consulenze e ricostruzioni sul caso di Carlotta Benusiglio, la stilista 37enne trovata impiccata nel parchetto di piazza Napoli a Milano all’alba del 31 maggio 2016.

    In occasione dell’incidente probatorio davanti al gip sono stati depositati i risultati delle consulenze tecniche eseguite sul cadavere della giovane donna. Secondo gli esperti incaricati dal pm Gianfranco Gallo, Carmela Buonomo e Mariano Cingolani, e quello scelto dal legale della famiglia Gian Luigi Tizzoni, Vittorio Fineschi, Carlotta Benusiglio sarebbe stata uccisa e non si sarebbe suicidata. Questo al contrario di quanto sostenuto nel luglio scorso dai medici legali cui si era affidato il giudice per la perizia. Nel procedimento è indagato per omicidio volontario l’uomo cui la stilista era legata da una relazione tormentata, Marco Venturi. Gli esperti incaricati dalla Procura scrivono che «la vittima venne prima attinta al collo (con un mezzo naturale ovvero serrando la stessa sciarpa che la donna indossava)»; l’azione «determinava immediatamente la sua perdita di coscienza» e, anche a causa dello «stato di ubriachezza», ne provocava la morte. Chi l’ha uccisa, si legge nella consulenza, avrebbe poi, «anche attraverso l’uso della pashmina», «lasciato il corpo, ormai cadavere, sospeso all’albero, allontanandosi dalla scena». Il tutto sarebbe avvenuto «in pochi secondi».

    Molto simile la ricostruzione riportata nella consulenza firmata dal docente incaricato dalla famiglia. «La morte di Carlotta Benusiglio – si legge – è avvenuta per asfissia meccanica violenta da strangolamento omicidiario. Il cadavere veniva contestualmente sospeso ad un ramo di un albero per inscenare un impiccamento suicidiario». I medici legali Elena Invernizzi e Giovanni Pierucci nominati dal gip scrivevano invece che la 37enne è morta «con grande probabilità» a causa di una «asfissia prodotta da impiccamento» e che sul cadavere riesumato non c’erano «lesioni» riconducibili a un «eventuale strangolamento».

    A chiedere l’incidente probatorio per cristallizzare le prove in vista di un eventuale processo era stato il difensore di Venturi, l’avvocato Andrea Belotti. Ora il pm dovrà decidere se chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio dell’uomo oppure chiedere l’archiviazione del caso. Le recenti consulenze rappresentano l’ultimo atto di una vicenda giudiziaria molto complessa. Nella lunga indagine condotta dalla squadra mobile e passata di mano dal pm Antonio Cristillo al collega Gianfranco Gallo il compagno 41enne della vittima, che aveva trascorso con lei l’ultima serata tra bevute e discussioni, è passato dalla posizione di testimone a quella di indagato per istigazione al suicidio e poi per omicidio volontario aggravato. Nel febbraio scorso, il gip Alfonsa Ferraro aveva disposto nuovi approfondimenti in incidente probatorio e la riesumazione della salma.

    Il Giornale.it

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