Torna il Praemium Imperiale e vince la speranza

Set 14, 2021

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    La fotografia? “E’ la mia forma di vita. Io vivo attraverso la fotografia”. Il grande Sebastiao Salgado si confessa così davanti alle telecamere della tv giapponese, intervistato per il Praemium Imperiale 2021. Alla sua opera di fotografo è andato quest’anno il riconoscimento per l’arte. E insieme a lui, premiati per la scultura, l’architettura, la musica, ci sono altri tre grandi, l’americano James Turrell con le sue poetiche proiezioni di luce, l’australiano Glenn Murcutt con la sua architettura sempre in sintonia con l’ambiente, il violoncellista Yo-Yo Ma con l’impegno appassionato e instancabile a promuovere la cultura. Ma non manca il riconoscimento all’Italia e alle sue eccellenze arrivato con la Borsa di Studio per la scuola di alta formazione dell’Istituto Centrale per il Restauro. “Per noi un impegno a investire ancora di più”, sottolinea il ministro della Cultura Dario Franceschini. Annunciato come di consueto in contemporanea nelle grandi capitali del mondo, il premio della Japan Art Association, ormai considerato al pari di un Nobel per l’arte, torna in questa edizione 2021 dopo un anno di stop dovuto alla pandemia Covid. E proprio per il cataclisma che questi mesi hanno provocato anche nel mondo dello spettacolo, c’è un’assenza pesante, quella del cinema e teatro i cui candidati, sottolinea in conferenza stampa Lamberto Dini, consigliere internazionale del Premio, non sono riusciti a raccogliere i requisiti necessari. Tant’è, in una cerimonia tutta al maschile, spicca la presidente dell’Istituto Centrale del Restauro, l’architetta Alessandra Marino, che non senza una certa emozione accoglie i 38 mila euro di Borsa di studio che arrivano a premiare il lavoro della Scuola di Alta Formazione del centro: “Un riconoscimento al lavoro dei tanti che in questi 80 anni hanno operato per garantire il prestigio della scuola, ma anche una gioia che si aggiunge ai tanti successi italiani di questa estate, un segno che ci vuole dedizione, costanza, impegno, ma anche tanta gioiosa passione”, sottolinea lei, prima di dedicare questa felicità ai 111 allievi della scuola e “a tutti quelli che prima di loro l’hanno frequentata”: “Va a loro,- ripete – con l’augurio che si sentano sempre orgogliosi della loro scuola”. E’ sempre la pandemia a segnare la particolarità di questa edizione della ripresa, con l’assenza per l’annuncio del principe Hitachi, patrono onorario della Japan Association , che purtroppo – sottolinea in un messaggio video il presidente dell’associazione Hieda – non avuto la possibilità di esserci di persona. “Ma è proprio in questi momenti difficili – fa notare – che riconosciamo l’indiscutibile potere delle arti nel portare conforto e coraggio all’umanità”, una considerazione, dice, “che rafforza la volontà di ampliare sempre di più l’attività del nostro Praemium Imperiale”. Come di consueto ai vincitori andrà un emolumento di circa 15 milioni di yen (115 mila euro), un diploma e una medaglia conferiti dal Principe Hitachi, zio dell’Imperatore del Giappone e Patrono onorario della Japan Art Association, quest’anno senza la consueta cerimonia di consegna. Dalle interviste video ai premiati, intanto, come dalle parole dei presenti alla cerimonia ospitata oggi nella grande sala del Mic, la parola che ricorre di più, quella che corre di bocca in bocca, è “speranza”. Un sentimento che per la sua natura d’altronde sembra legato all’arte, che si ritrova nella grandezza della natura ritratta da Salgado come nelle architetture ‘vestite’ di Murcutt, così attente alle esigenze dell’uomo, o nei concerti di Yo-Yo Ma dai luoghi di confine o dai teatri di guerra. Artista, filosofo, pilota, è James Turrell con la sua folta barba bianca a sintetizzare questo mood. “Non puoi essere artista se non sei ottimista”, sorride lui dal deserto americano dove in questi giorni sta lavorando alle sue opere di luce. La stessa speranza che accende l’eccellenza italiana del restauro e i suoi giovani allievi destinati a portare le loro alte competenze in tutto il mondo. Il messaggio, insiste Franceschini, “è quello che abbiamo voluto dare anche con il G20 della cultura, quest’estate a Roma: investire sempre di più sulla creatività, sui giovani, sul futuro. In tempi di crisi è un terreno che unisce”.   


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