Tutte le rivolte dei migranti e gli scontri con gli italiani

Set 1, 2017

  • Condividi l'articolo

    Da tre anni a questa parte la convivenza tra migranti e residenti ha portato a scontri e a barricate. Città e periferie a rischio.

    Le tensioni dei giorni scorsi al Tiburtino Terzo, quartiere della periferia est di Roma, riportano alla ribalta la questione della convivenza tra migranti e residenti.

    Una convivenza spesso difficile e sofferta, che non di rado ha portato a scontri e barricate. Ecco una cronologia delle rivolte degli ultimi anni.

    TOR SAPIENZA, ROMA (2014)

    La prima tra tutte le rivolte è quella di Tor Sapienza, a Roma, con polizia e forze dell’ordine costrette a presidiare il centro per rifugiati e minori di via Morandi e a difenderlo dagli assalti dei manifestanti, armati di bastoni, sassi e bombe carta. È il novembre del 2014. Quelle scene, che finiscono su tg e prime pagine nazionali, aprono uno squarcio su una situazione fino ad allora più o meno ignorata dalle istituzioni. Tanto che quando l’allora sindaco Ignazio Marino decide di visitare il quartiere nella periferia est della Capitale è costretto a farsi scortare dalle forze dell’ordine e viene duramente contestato dai residenti.

    CASALE SAN NICOLA, ROMA (2015)

    La situazione non cambia quando pochi mesi dopo, nel luglio del 2015, sempre a Roma, questa volta nella periferia nord, dopo giorni di forte tensione e quasi 90 giorni di presidio dei residenti, esplodono scontri e violenze fra i cittadini che si oppongono all’arrivo di un gruppo di rifugiati nel centro di accoglienza allestito in un’ex scuola e le forze dell’ordine inviate per proteggere i pullman coi i migranti. A fine giornata il bilancio è pesante, con arresti e denunce tra i manifestanti (tra cui diversi esponenti di CasaPound) e feriti fra residenti e forze dell’ordine. Le polemiche arrivano fino alla politica: da un lato l’ex sindaco Marino e l’ex prefetto Franco Gabrielli che non arretrano e dall’altro partiti e movimenti di destra che accusano le istituzioni di agire contro gli interessi degli italiani.

    QUINTO DI TREVISO (2015)

    Quasi nelle stesse ore la rivolta anti immigrati si espande a macchia di leopardo, a Nord e Sud dell’Italia. A Quinto di Treviso, sempre nel luglio del 2015, si sfiora la rivolta sociale, con i cittadini in strada contro la decisione della prefettura di sistemare un centinaio di profughi all’interno di alcune palazzine già abitate da diverse famiglie.

    I residenti organizzano la rivolta incendiando mobili e materassi negli appartamenti destinati ai migranti e impediscono agli operatori delle cooperative di portare cibo e coperte ai profughi. Al termine delle violenze, in mattinata, arriva il governatore del Veneto Luca Zaia che si schiera a fianco dei cittadini.

    ACERRA, NAPOLI (2015)

    La protesta esplode quasi contemporaneamente in un’altra periferia, questa volta alle porte di Napoli: Acerra. Questa volta saranno i residenti ad averla vinta. E’ il 18 luglio 2015 quando in città si comincia a vociferare dell’imminente arrivo di un pullman con a bordo alcune decine di immigrati destinati a essere alloggiati in alcune villette. Proprio in seguito alle proteste però, i profughi vengono spostati in un centro di accoglienza a Giugliano.

    GORO, FERRARA (2016)

    Una “vittoria” per i cittadini contrari ad accogliere i migranti che aprirà la strada a quanto successo nell’ottobre 2016 a Goro e a Gorino, in provincia di Ferrara, nella ‘rossà Emilia Romagna. Qui, un paesino con poco meno di 600 abitanti e due negozi di alimentari, i cittadini innalzano barricate per respingere 12 africane, di cui una incinta.

    EX MOI, TORINO (2016)

    Il 24 novembre a Torino sono invece i migranti a scatenare la rivolta: teatro del caso l’ex Moi, ossia l’ex villaggio olimpico in attesa di sgombero, già al centro di polemiche e violenze, con alcune centinaia di occupanti che scendono in strada sradicando cartelli, lanciando bottiglie e scandendo slogan contro i residenti, dopo l’esplosione di alcuni petardi lanciati da ignoti all’interno delle palazzine.

    SAN BASILIO, ROMA (2016)

    A dicembre, un nuovo caso a Roma, dove il popolare quartiere di San Basilio si ribella contro l’assegnazione di un alloggio popolare (occupato abusivamente da italiani) a una famiglia marocchina: per impedire l’accesso al palazzo dell’Ater di via Filottramo 15, i residenti alzano vere e proprie barricate, non risparmiando insulti razzisti alla famiglia, con tre figli piccoli, che alla fine rinuncia all’appartamento.

    VITULANO, BENEVENTO (2017)

    Nel febbraio del 2017 a Vitulano, nel Sannio, il sindaco Pd Raffaele Scarinzi, per impedire l’arrivo di altri 40 migranti, chiude con un cumulo di terra la strada di accesso al centro di accoglienza, salvo poi ripensarci una volta che il prefetto destina altrove i rifugiati.

    CASTELL’UMBERTO, MESSINA (2017)

    La storia si ripete nel luglio scorso nel messinese, quando sindaco e residenti di di Castell’Umberto scendono in piazza contro l’arrivo nella notte di 30 migranti trasferiti presso un hotel gestito da una cooperativa di Palermo.

    BAGNOLI DI SOPRA, PADOVA (2017)

    A inizio agosto la protesta dei migranti nell’hub di San Siro, a Bagnoli di Sopra: i richiedenti asilo ospitati nella ex caserma militare chiudono i cancelli impedendo l’uscita dalla struttura di una decina di persone, tra operatori e volontari. Chiedono l’immediato trasferimento dalla base nelle strutture cittadine e lo stop di nuovi arrivi.

    BORGONOVO VAL TIDONE, PIACENZA (2017)

    Solo pochi giorni fa la protesta a Breno per impedire l’arrivo di una quindicina di migranti minorenni da ospitare in una ex scuola, ora gestita da una cooperativa: una scritta su un muro (‘Breno dice no ai neri, alle coop, all’invasionè) e balle di fieno per impedire l’accesso ai locali.

    Il Giornale.it